La parola alla scènza: la merda


Di Manuel Cerfeda

 

 

La merda è un elemento con peso atomico pari a 110, quindi posizionato nella tavola periodica di Nedved tra il Cesio e lo Stronzio. Si presenta in natura, a temperatura e pressione ambiente, nei tre stati di aggregazione solido (fecaloma, dal latino Fecalomatteus Salvinibus; cfr. Lucrezio, “De peggium natura”), liquido (diarrea, dal greco “scorro attraverso”; cfr. Aristotele “ὐπερβολή ἐν ἐσθίειν Ƴογυρϑ” esagerazione nel mangiare yogurth), e gassoso (peta o scoreggia, dall’arabo ma soprattutto dal culo; cfr. Alì Ben Nyhill ” أول ما جعلها تشعر” il primo che la sente l’ha fatta).
L’esemplare di merda più antico è un fossile risalente al triassico superiore, affiorato sull’Appennino Lucano: si tratta di uno stronzo di Pisanosaurus – cazzo ridete, esiste veramente – della lunghezza di circa 120 cm (lo stronzo, non il dinosauro). La povera bestia era invece alta circa un metro, circostanza che spiega perché lì accanto furono ritrovati anche i resti fossili del dinosauro, ancora con il rotolo di carta igienica nella zampa.
Nella storia della civiltà umana la merda ha rivestito sempre un ruolo di primo piano, sia come materiale da costruzione, sia come combustibile, sia come colorante naturale. I rapporti uomo-merda s’incrinarono con l’invenzione delle calzature, irrimediabilmente sciupate in caso di incontro troppo ravvicinato. L’addomesticamento del cane non fece che peggiorare la situazione. Fu in quell’epoca che la parola stronzo diventò un insulto. Perché porca troia le scarpe nòve no! (crf. Tito Livio “De calzaris novis paccæ ab stronzo canis sciupatis, budellum matris suæ”).
Il primo che sperimentò un utilizzo della merda come carburante fu l’ingegner Franz Diesel, cugino da parte di idraulico del più famoso Rudolf Diesel, inventore dell’omonimo motore. Egli iniziò gli esperimenti sul motore a merda nel suo garage di Frisinga, detta l’Isernia del Nord, a partire già dal 1877 (incredibile come avesse un garage quando l’auto non era ancora stata inventata).
Purtroppo le emissioni allo scarico del prototipo e la grande quantità di sterco depositata nel locale gli attirarono le antipatie dei condomini, che non coglievano l’importanza della sperimentazione. Lo sviluppo del motore si interruppe di netto, curiosamente in concomitanza con il terzo incendio nell’arco di una settimana dello zerbino dell’uscio del povero Franz. Qui sotto riportiamo il diagramma di funzionamento del motore merdiesel.
Tanto stretto è il legame fra la merda e l’essere umano che in alcuni casi sono praticamente indistinguibili. A proposito, Mussolini chiamava la sua seduta quotidiana sul WC “l’ora delle decisioni irrevocabili”. Inoltre, per dare l’esempio nell’autarchia, consumava solo cibi italici come lenticchie e ceci, con inevitabili conseguenze. Secondo voi perché nelle visite ufficiali usava quasi esclusivamente automobili decappottabili?
Anche Hitler era un rinomato scureggione: quello che il 20/07/1944 fu fatto passare come attentato, in realtà fu il drammatico risultato di un goliardico gioco di accensione di peto da parte del Fuhrer, preso a pretesto per fucilare un po’ di gente a capriccio.
Nella foto i pantaloni di Hitler dopo il pericoloso gesto.
Nella nostra civiltà digitalizzata, la merda è riuscita a dematerializzarsi ed entrare nei nostri sistemi informatici, come il protagonista del film “Il tagliaerbe”. La ritroviamo a tonnellate nei social, nei quali riesce a transustanziarsi dal cervello dell’utente direttamente nei post che scrive, con una crescita esponenziale. Anche nel mondo virtuale riesce a passare allo stato liquido, scorrendo copiosamente nelle pagine dedite alle bufale e sui profili personali di molti esponenti politici, nonché nei gruppi inneggianti al fascismo e al razzismo.
Che mondo di merda.
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