Furbetti da pandemia 1


di Alice Porta

Spuntano articoli e testimonianze circa imprenditori di strutture ricettive che propongono contratti da fame e si lamentano anche del fatto di “non trovare personale che abbia voglia di lavorare”.

Forse perché un rapporto della CGIL ha evidenziato che l’anno scorso il 95% dei contratti stagionali non furono regolari: si sono registrate paghe a 3 euro l’ora, assunzioni part time o voucher a fronte del doppio, se non triplo numero di ore in più rispetto a quelle dichiarate e senza mai turni di riposo.

 

E sarebbe bello poter dire che il 2019 è stata un’annata tosta in cui hanno aperto le galere ma non è così: è una tendenza piuttosto costante degli ultimi decenni. Sarebbe oltremodo bello, almeno per chi scrive, sostenere che questi atteggiamenti siano tipici di una certa parte politica, collocata più a destra, tendente al liberismo più sfrenato, e invece no: è pieno di sedicenti “socialisti/comunisti” che poi sfruttano e si sollazzano con il lavoro nero (altrui).

Ecco perché tra tutte le retoriche quella che ho trovato maggiormente falsa e irrispettosa durante il lockdown è stata proprio quella del “moriremo di fame”.
Attenzione: non detto da quei liberi professionisti soli che vivono e mangiano del proprio né da chi si offre per lavorare perché deve pagare l’affitto quanto piuttosto da tutta quella selva di imprenditori a cui questa fase2 un po’ azzardata, dalle aperture sconnesse e un improvviso e bipolare ridimensionamento dell’emergenza, dalla sera alla mattina, è rivolta. Categoria di imprenditori che è stata anche meno toccata di altre e che ora macina richieste e irregolarità sfruttando anche la disperazione e il senso di colpa post lockdown.
In Italia la povertà esiste, come esiste la fatica dei piccoli imprenditori di arrivare alla fine del mese; così come è innegabile che il sistema ha preso una bella botta per due mesi di fermo rivelando quanto sia fragile ma tutto questo era vero già prima; ed è stato davvero offensivo usare questa orrenda realtà per spingere la politica e l’opinione pubblica durante una pandemia.

 

Questo sì che è stato facile ed estremo allarmismo, piuttosto che la faccenda degli anti-runner su cui tutti si sono concentrati. Se qualcuno avrà consensi elettorali e se pagheremo cara una probabile fase2 arrivata presto e gestita male sarà perché qualcuno ha spaventato parlando di morti di fame ammassati sugli angoli della strada. Qualcosa che – nel rispetto delle difficoltà di tutti- è davvero poco realistico in uno degli 8 Paesi più industrializzati del mondo e connesso ad altissimi livelli con la comunità internazionale, spesso come fondatore (Unione Europea, Nato e così via).

Siamo un Paese dove una politica del lavoro inadeguata si contrappone debolmente agli arraffoni senza scrupoli, dove l’illegalità viene passata come sopravvivenza e devi dire anche grazie, o quanto meno stare zitto. La pandemia l’ha reso più evidente ma abbiamo – come sempre – preferito chiudere gli occhi, concentrarci su altro e raccontarci la favoletta su quanto siamo sfortunati ma tanto bravi.
Bravi a condurre le battaglie sbagliate.

 

 

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Un commento su “Furbetti da pandemia

  • Marco Sisi

    Come mai in Italia non si riesce a fare come gli altri paesi civili? Mia figlia in GB al primo giorno di lavoro ha dovuto iscriversi al Social Insurance perché senza numero di matricola non la pagavano. E ha aperto un conto corrente nel giro di minuti perché ovviamente lo stipendio le viene accreditato online. Ma quello è un paese dove puoi comprare con una carta (di debito o di credito) anche un pacchetto di patatine al distributore automatico.