Non regalatemi dei fiori.


di Alice Porta

A casa nostra non ci sono mai stati fiori, da che io ricordi.
Il che può sembrare strano, visto che io sono cresciuta in campagna. C’era il prato verde che guardavo mutare con le stagioni, c’erano gli alberi da frutto e da bambini ci si arrampicava gli uni sulle spalle degli altri per cogliere una mela o una pera, poi si ritraeva la manina perché arrivavano le api; sotto uno dei cespugli del giardino si è addormentato per sempre uno dei miei gatti che, vecchio e stanco, ormai non più curabile, ha deciso di andare lì per morire, lontano da tutta la tribù e mia madre è stata lì seduta accanto a lui fino all’ultimo, a parlargli dolcemente. Per quanto avessimo piante in vaso in casa e sui terrazzi, mazzi di fiori non ne ho visti mai. Forse un paio, regalati per qualche compleanno.

 

Un giorno stavo camminando con mia mamma per il paese quando vedo un fiore, era giallo e bellissimo e così lo strappai per portarmelo a casa.
“Perché lo strappi?” la voce di mia mamma arrivò serena ma precisa.
“Perché mi piace.” dissi, semplicemente.
“Lo guardi lì dov’è nato, dov’è casa sua. Strappandolo  muore, il fatto che a te piaccia non è una valida ragione. La natura non ci appartiene, Alice”

 

La natura non ci appartiene.
Detta così mia madre sembrerà una fanatica, agli occhi di qualcuno. Invece non lo è, non è una “nazi-animalara”, si gode le bistecche alle sagre di paese, non ha quasi per niente il pollice verde e tratta gli animali con il distacco proprio di chi ha vissuto in campagna e cerca un posto per ogni cosa e creatura. È piena di contraddizioni, come chiunque di noi. Eppure non pensa mai che le cose del mondo, le cose viventi, le appartengano e ritiene che ogni atto non necessario, ogni vezzo, ogni capriccio debba essere evitato, limitato, in funzione della vita.

L’Australia non ha ancora smesso di bruciare, qualcuno ha appiccato il fuoco per gioco (cazzo, che bel gioco!) e un clima sballato ha fatto il resto; in Italia l’approccio al tema ambientale è sentito a parole ma a livello di tassazione e di uso delle risorse è fermo a cinquanta anni fa; Trump cancella tutto ciò che Obama aveva promosso per limitare l’uso incondizionato dei combustibili fossili e favorire un approccio alla natura e alla coltivazione sin dalle scuole dei più piccini; gli obiettivi per limitare le emissioni di CO2 vengono rimandati di anno in anno, come quando si chiede alla mamma “ancora cinque minuti” e invece non si ha nessuna intenzione di smettere nonostante il rimprovero.

Di fronte a tutto questo mi concedo l’orgoglio di pensare alla lezione di mamma: la natura non ti appartiene; ti devi comportare bene ma non perché ci rimetti tu, passerà troppo tempo prima che ci accorgeremo davvero dei danni che stiamo facendo, prima che se ne accorgeranno i grandi (intesi anche come vecchi) della Terra, il tempo della nostra vita è troppo corto per averne lezione immediata e brutale, questi sono solo degli assaggi.
Ci dobbiamo occupare di ambiente perché la Natura non ci appartiene. Non siamo in cima, non comandiamo, non disponiamo del mondo a nostro capriccio. Ce l’hanno raccontata male. Noi facciamo parte della Natura e pertanto essa prescinde da noi, si autodetermina e non accetta prigioni.

Da quel giorno non ho mai più strappato un fiore da un giardino e una rosa bloccata nell’acqua di una boccia di vetro non fa per me. In ogni posto dove ho vissuto ho cercato i campi, i boschi, la roccia, la spiaggia e ci vado, da sola, nel silenzio. Mi siedo e osservo la natura che respira intorno a me, mi sposto per fare spazio ai piccoli animali che di solito mi si avvicinano.
La natura non ti appartiene, Alice.
Ed è proprio per questo che solo in quei momenti essa si concede a me, libera e viva.

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