I rom devono andarsene. Dove? 2


Questo è un dibattito che sui social si scatena con una certa regolarità: i rom devono andarsene. In queste ore, per esempio, molti stanno condividendo il video del ragazzino di Torre Maura che affronta da solo la manifestazione di Casa Pound.




Al di là delle legittime considerazioni del giovane romano, va detto che in generale la percezione che gli italiani (o almeno molti di essi) hanno dei rom sul nostro territorio è del tutto scollata dalla realtà. Innanzitutto in termini prettamente numerici; quando l’uomo chiede al ragazzino “ma perché, ti pare che siano una minoranza?” è quanto mai evidente che non ha idea di quanti siano. I rom sono infatti una decina di milioni in tutta Europa, rappresentando di fatto il 2% circa della popolazione totale e la comunità italiana fra l’altro è una delle più piccole in assoluto, parliamo di 180.000 persone a fronte di 60.000.000, quindi lo 0,3%. L’aspetto più surreale della faccenda è però il leitmotiv “devono andarsene a casa loro”, ripetuto come un mantra da chi evidentemente ignora che casa loro nella maggior parte dei casi è proprio l’Italia. Soprattutto i nomadi romani, nel mirino della manifestazione di cui sopra, sono qui da secoli e più in generale i dati ci dicono che oltre la metà di loro ha la cittadinanza italiana. Quelli che invece cittadini italiani non sono, risultano rumeni o bulgari e conseguentemente “comunitari” con pieno diritto di restare, i rimanenti sono apolidi e quindi privi di documenti. La domanda dunque è: DOVE devono andarsene? Non si sa. A questi dati è doveroso aggiungere che un rom su due è minorenne, il che rende ancora più complicato per Casa Pound & Co. rispondere a questa domanda. Quello che invece è piuttosto chiaro e inconfutabile è l’atteggiamento discriminatorio che subiscono da parte dei media (internet in primis), che li collegano solo ed esclusivamente a reati o comportamenti scorretti. Pensateci: ne avete mai sentito parlarne in termini che non fossero negativi? Se ne parla male perché non si lavano e se ne parla altrettanto male se si fermano a una fontana per lavarsi. Il problema non è più ciò che fanno ma semplicemente ciò che sono e c’è un termine preciso per definire questo atteggiamento: razzismo. Non è un’offesa, è una definizione.

Ettore Ferrini

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