Ci hanno rubato Giugno


Giugno non è un mese come gli altri. Siamo sempre presi da impegni, lavoro, corse, cazzate più o meno grosse, ma verso la metà del mese sopravviene una sensazione arcaica, in sottofondo, che accentua i nostri momenti di insofferenza.




Questo stato d’animo ha origine nei tempi della scuola: siamo stati abituati alla monolitica tradizione che prevede il “liberi tutti” tra il 10 e il 15 del mese del solstizio (cioè Giugno, ci siete?). Sempre così dai 3 ai 18 anni: abbiamo tutti presenti quei momenti, attesi come i colleghi di Fantozzi attendevano le 5 del pomeriggio. All’ultima campanella, ai posti, scatto da centometristi verso l’uscita e arrivederci a settembre. E via a settimane e settimane di ozio puro, con lo zainetto Invicta che sparisce dalla vista per i prossimi tre mesi. Questo rito, appena scalfito nell’anno della maturità, salta completamente con gli anni dell’università e con il lavoro (va be’, si fa per dire, per chi ancora ne ha uno). Ma rimane nei meandri del nostro cervello quella promessa di libertà non più mantenuta, che rende ancora più fastidioso lavorare o studiare, specie con le temperature tipo Il Cairo che rallegrano queste giornate estive.

Da una parte c’è nostalgia di quella spensieratezza, dall’altra la consapevolezza di quanti danni abbia creato questa mega-vacanza che ha caratterizzato i nostri anni verdi (sempre meglio di questi che sono anni giallo-verdi). L’illusione di poterci permettere di non fare nulla per così tanto tempo, perfettamente in linea con una scuola fatta per creare dipendenti, non cittadini liberi. Dipendenti di cosa, adesso, dopo che anni di miope gestione di governi attenti solo al consenso ha devastato il tessuto industriale italiano? È più semplice individuare “da “cosa” siamo diventati dipendenti: dall’effimero appagamento da like, dall’emozione da spunta blu, dai commenti epici e LOL. Se ci pensiamo, sono etimologicamente tutte “vacanze”, ovvero momenti di assenza. Una vacanza continua da noi stessi. Sveglia signori, è l’ora di far tornare i nostri cervelli a casa loro: mentre eravamo assenti c’è chi ha svaligiato il nostro futuro.

Manuel Cerfeda

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