Cazzo vuol dire “migrante economico”? 1


di Ettore Ferrini

Non so se ci avete fatto caso ma il fascista tipo (nero, verde o stellato non fa differenza) se sente un termine che gli piace poi lo ripete fino allo sfinimento, lo usa tipo jolly in qualsiasi discussione. Qualche mese fa, complici gli pseudo giornalisti televisivi, andava di moda la parola “radicalizzato”, che non significa una sega (non esistono parametri oggettivi per definire chi lo sia e chi no) ma faceva molto trendy e allora tutti a dire “sì, è nato in Europa, però si è radicalizzato”, perché scrivere negro faceva brutto.




Ora invece va per la maggiore “migrante economico”, altra parola che non vuol dire niente (tutti sono migranti economici, a parte Troisi che voleva solo viaggia’) ma che soprattutto spinge a una banalissima riflessione: ammesso che qualcuno decida di lasciare casa, amici e famiglia – e non è uno scherzo – “soltanto” per un lavoro o una condizione migliore, che tipo di crimine avrebbe commesso? Non è forse quello che fanno centinaia di migliaia di italiani ogni anno? Eppure qui non c’è una guerra e non c’è nemmeno una dittatura, almeno per ora. Cosa facciamo dunque? Ce li riprendiamo indietro? La stima approssimativa degli oriundi d’Italia viaggia sui 60/80 milioni di persone, metà dei quali sono andati via dal nostro Paese soltanto negli ultimi due secoli. Dato che un centinaio di minorenni (richiedenti asilo) a bordo dell’Aquarius hanno costituito un problema enorme, causando incidenti diplomatici senza precedenti, vedete un attimo voi cosa ci conviene fare.

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