Lo Ius Soli non è una medaglia.


di Alice Porta

Giovanni Malagò, presidente del Coni, chiede a gran voce uno ius (soli) sportivo e ha ragione nell’affermare che è assurdo non riconoscere come concittadini gli atleti nati in Italia.




Il punto è che ci troviamo su una china pericolosa: la cittadinanza è un diritto umano riconosciuto non una coccarda che ti devi meritare, frutto della fama e del denaro. Inoltre sarebbe grottesco passare il messaggio che per essere cittadini italiani occorre puntare all’eccellenza: essere italiani non è qualcosa di prestigioso, come non lo è essere francesi o statunitensi e così via.
Lo Ius Soli è una battaglia che riguarda centinaia di migranti di seconda o terza generazione che sono nati in Italia e contribuiscono allo sviluppo economico e culturale di questo Paese ogni giorno, anche se stanno sullo sfondo, volti anonimi che vivono nel quotidiano. Soprattutto soffrono sulla loro pelle la discriminazione di non essere italiani e potremmo dire, forse, un pelo di più di chi piace a tutti perché è ricco, famoso e vincente.
Qualcuno ora dirà che “intanto si apre agli sportivi e poi magari …” . Mi chiedo come ancora possiamo vivere nelle favole e soprattutto accontentarci sempre delle briciole, senza alcuna logica e raccontandoci anche che quella che sarebbe di fatto l’ennesima discriminazione sia “già qualcosa”.
In che modo? Conferire uno ius soli sportivo significa continuare a discriminare tutti gli altri che lo ius soli lo chiedono da decenni, perché qualcuno dovrebbe poter saltare la fila? Inoltre sono anni che sui temi sensibili accettiamo cose fatte per gradi nella speranza che poi vengano integrate e invece poi ci si siede, si rimanda dopo aver avuto il minimo indispensabile: le legge dichiaratamente imprecisa sulle unioni civili avrebbe dovuto essere uno spiraglio, anzi un ariete che avrebbe sfondato la porta del pregiudizio e avrebbe così permesso repentini ulteriori cambiamenti. Sono passati cinque anni ed è ancora ferma lì, con tutte le mancanze e le sue ingiustizie (la stepchild adoption dov’è?)
Forse dovremmo cogliere sì al volo questa occasione, partendo dagli sportivi ma andando subito oltre senza compromessi pericolosi: chi si oppone allo Ius Soli continuerà a farlo anche se i campioni diventeranno italiani perché di base c’è il razzismo che chiude gli occhi solo di fronte al denaro e al prestigio, no di certo di fronte alla gente comune.
Lo Ius Soli è un diritto di milioni di nati in Italia, un mezzo che favorisce l’integrazione, uno strumento di arricchimento umano e culturale di un Paese e, sì, anche un modo per combattere il traffico illegale di esseri umani. Avere o meno una medaglia non deve essere rilevante nemmeno per un secondo.
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