Lo chiamavano decreto sicurezza


Lo chiamavano decreto sicurezza – Ettore Ferrini 

La difesa è sempre legittima, così vuole il governo. In sostanza non conta più la proporzionalità con l’offesa; se ti trovi in una mia proprietà e io non ti ci voglio, ti posso sparare.  Il che apre scenari drammatici per le suocere, che verranno comunque a pranzo la domenica però lo faranno con il casco.




Fra le cause di non punibilità introdotte c’è infatti il “grave turbamento” che, capirete, è un concetto che lascia spazio a colorite interpretazioni. Poniamo, per esempio, che uno torni a casa prima del solito e ci trovi il postino in mutande. Va da sé che potrebbe rimanerne gravemente turbato, oltre che becco. Nondimeno, Salvini ci teneva molto a queste modifiche; nella precedente legislatura il PD aveva stabilito che si poteva sparare solo se fuori era scuro, ora invece è sufficiente che di scuro ci sia il bersaglio. Molti, soprattutto fra i commercianti e i liberi professionisti, hanno applaudito queste nuove norme, sostenendo che chi ruba ad un’azienda danneggia molte persone, da quelle che ci lavorano a quelle che ne usufruiscono e dunque è giusto difendersi con ogni mezzo, anche con le armi. Il discorso tuttavia calza a pennello anche per lo Stato, gli evasori infatti fanno la stessa cosa: rubano e rubando danneggiano tutti e tutto: la scuola, la sanità, la previdenza, le strade. Sicché troverei giusto concedere la licenza di sparare anche a noi che tutti i giorni non riceviamo scontrini. Mi garberebbe, per una volta, entrare dal dentista vestito come Clint Eastwood e alla frase “vuole la ricevuta o facciamo senza?” estrarre la mia colt e bucherellargli il distributore dell’acqua minerale. Così, giusto per spaventarlo un po’, poi, fissandolo negli occhi dirgli: “quando un uomo col trapano incontra un uomo con la pistola, quello col trapano gli fa la fattura”. Il tutto, ovviamente, con la musica di Morricone in sottofondo. Oh, io questa cosa non la capirò mai: davvero la gente vede più sicurezza in un mondo dove tutti hanno un’arma a disposizione? Tempo fa ero in coda all’OBI, un grande negozio di bricolage, e arrivato alla cassa, nell’espositore dove una volta trovavi le pile e i rasoi, c’erano gli spray anti aggressione, quelli al peperoncino. Per un attimo ho pensato: t’immagini se ne pigliassi uno al volo e ci minacciassi la cassiera? Lei a quel punto per difendersi dovrebbe averci minimo una pistola, ma quello dietro di me potrebbe tirare fuori un fucile e creare uno stallo alla messicana, e lì l’unica soluzione sarebbe l’intervento dei caschi blu dell’ONU. Sul serio vogliamo una società così? Io voglio campare tranquillo, ma vi pare che se a un ragazzino finisce il pallone in un cortile privato, o se un disgraziato si ferma a pisciare dal lato sbagliato di una recinzione, il padrone debba avere il diritto di puntargli addosso un fucile? Eppure, evidentemente, c’è un monte di gente che non vede l’ora di giocare ai cowboy. Ecco, per questi dovrebbero tornare Bud Spencer e Terence Hill, che facevano sfilare a tutti i cinturoni e risolvevano le cose a labbrate. Loro due, da soli, anche quando gli altri erano un branco.

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