Montanelli ha fatto anche cose buone 3


Antefatto:  viene usata della vernice rosa per imbrattare la statua di Indro Montanelli ai giardini di porta Venezia, è un segno di protesta contro la violenza di genere, in occasione del corteo “Non una di meno”, tenutosi l’8 marzo.

Facciamo un salto indietro.

Nel numero del gennaio 1936 di “Civiltà Fascista” Indro Montanelli scriveva: “non si sarà mai dei dominatori se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve”.




In una sua nota intervista del 1982, conduttore Enzo Biagi, invece raccontò di una sua fraternizzazione: Aveva dodici anni,  a dodici anni quelle lì erano già donne. L’avevo comprata a Saganeiti assieme a un cavallo e a un fucile, tutto a 500 lire. Era un animaletto docile, io gli misi su un tucul con dei polli. E poi ogni quindici giorni mi raggiungeva dovunque fossi assieme alle mogli degli altri ascari.  Con la cesta in testa, mi portava la biancheria pulita.

Per chi si stesse chiedendo cosa sia un tucul è questo qui:

Per coloro che invece non hanno ben presente che aspetto possa avere una ragazzina di 12 anni quella qui sotto è Marley Dias, diventata famosa per aver lanciato la campagna #1000BlackGirlBooks, nella quale si prefiggeva di raccogliere 1000 libri per l’infanzia in cui le protagoniste fossero bambine nere.

Montanelli nel 1936. quando comprò la moglie dodicenne, di anni ne aveva 27.
Non fu l’unico a farlo, sia chiaro, anzi era una pratica piuttosto in voga fra i fascisti e si chiamava “madamato“. Non corrispondeva esattamente ad un matrimonio, quello era esclusiva delle donne italiche, bianche e cattoliche, ma piuttosto una sorta di schiavitù, caratterizzata dal dominio dell’uomo bianco, ricco e potente su una bambina nera, povera e succube della colonizzazione. Accadde poi, nel 1937, che Mussolini condannasse questa attività e che addirittura fossero previste multe per chi ancora la praticasse, ma – attenzione – non per compassione o rispetto delle ragazzine ma per paura del cosìddetto “meticciato“. Ciò che preoccupava il regime era insomma che la pura razza italiana ne uscisse contaminata. La “sposina” di Montanelli, così come tutte le altre, venne dunque abbandonata lì, come un giocattolo passato di moda.

Che mi si chieda oggi d’aver rispetto per questo individuo, a fronte del fatto che “però scriveva bene“, mi ricorda un po’ il famoso monologo di Benigni «è come se un elettricista mi venisse in casa, mi rifacesse l’impianto, fatto bene, ma nel frattempo mi tromba la moglie, mi sventra la figlia, mi violenta la cognata, mi stupra il nonno, e io: OH, MA QUESTO È MATTO! Dice… no, però ha fatto anche delle cose buone, guarda che bell’impianto!”»

Perciò, per chiunque si scandalizzi per il gesto delle femministe, ho una sola frase: la vernice si pulisce, la storia no.

Ettore Ferrini




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3 commenti su “Montanelli ha fatto anche cose buone

  • Marco Landucci

    Il fatto che a destra Montanelli venga considerato un Vate la dice lunga sulla pochezza dei loro riferimenti culturali. E’ chiaro che se t’ispiri ad un giornalista avvezzo alla mistificazione, autore della peggiore Storia d’Italia mai scritta (in alcuni stralci talmente fantasiosa da sembrare un romanzo di Philip K. Dick), poi voti Salvini.
    E come se non bastasse, è il padre putativo di un altro grande cancro mediatico italiano: Travaglio.

    PS: consiglio vivamente di leggere quel che diceva Nenni di Montanelli. Così, giusto per comprendere bene il personaggio.

    • Marco Sisi

      Non dimentichiamo che, volente o nolente, Montanelli passò alla storia anche per le litigate furibonde con Berlusconi (e un certo pubblico di sinistra solidarizzò con lui per questo, specie quando fu estromesso dal “Giornale”). Per usare la similitudine elettrica, certo, aveva fatto un bell’impianto e anche una buona messa a terra, ma sempre violentatore seriale restava. Io non sono un suo fan, ma penso che ognuno debba valutare le persone per quelle che sono, nel bene e nel male. Detto ciò, non mi pare di vitale importanza prendersela con un simulacro di bronzo o di marmo, adesso. Al momento dell’inaugurazione è un conto, ora conta più il fatto del ricordarsi che razza di personaggio fosse, spero che il rosa buttato sulla statua l’8 marzo resista a lungo. Possiamo anche fare un monumento a quella ragazzina dodicenne, oltretutto pure infilata a riprova che fasci e certi fondamentalisti religiosi sono fatti della stessa merda. Accanirsi “gratis” sulla statua serve a poco. Passata l’ubriacatura del momento di rabbia ci si rende conto che il mondo nel frattempo stava continuando a girare. Un po’ come coi simboli fascisti: scalpellarli via il 25 aprile 1945 aveva un valore diverso rispetto ad adesso, tre quarti di secolo dopo.