Le tette e i culi su Facebook


Vi confesso che ho qualche difficoltà a capire la ragione per cui diverse donne sentano l’urgenza di mostrare larghe porzioni di tette o di culo su Facebook, pratica che – capirete – può attirare soltanto grami e impenitenti segaioli, non di rado pure molesti, ma siamo in un paese libero e col proprio corpo, per carità, ognuno ci fa quel che crede.

Quello che però ogni volta mi muove al riso sono gli alibi utilizzati in queste operazioni, quasi a doversi giustificare: “Nuovo taglio di capelli” e foto con reggiseno che non è a balconcino, è proprio a terrazza condonata. Oppure “Oggi mare” e immagine in costume davanti allo specchio di camera, diobòno, ma se lo scopo è far sapere dove vai, fattela in spiaggia la foto no? Poi ci sono quelle che non avendo proprio nessuna scusa valida per farti vedere le tette ci mettono un aforisma che non c’entra un cazzo: “Un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra.” (Jim Morrison) e accanto un decolleté che attraversando il solco del seno giunge più o meno al tessuto connettivo dell’endometrio. Cosa ci combina la guerra? Ma soprattutto dove l’hai infilata la chitarra? E niente, funziona così, tempo fa ve lo giuro ho visto una che ha messo una foto in mutande, messa a pecora con il busto sul letto e le ginocchia sul pavimento, con scritto: solidarietà ai terremotati. Magari mi sbaglio io, era un’esercitazione, l’avevano presa alla sprovvista e non aveva avuto tempo di vestirsi. Bella eh la libertà, capiamoci, per me la gente si può spoglia’ quanto ‘ni pare, ma tutte ‘ste scuse per chi sono? No perché a me mi va bene vedevvi gnude anche senza scomoda’ Bukowski e la Protezione Civile.




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