Felicemente ateo


di Ettore Ferrini

 

Io, da ateo, non festeggio la nascita di Gesù Cristo, anzi, per essere precisi non ci credo proprio alla nascita di un figlio di Dio. Tuttavia, come chiunque di voi, ne conosco la leggenda e – correggetemi se sbaglio – narra di una famiglia povera di profughi di colore che fugge da una dittatura e trova rifugio in una stalla.




Alla luce di questo mi chiedevo come possa chi celebra questa storia, ritenendola addirittura reale, emanare ordinanze che vietino di dare bevande calde ai clochard, modificare panchine per negare un letto a chi ne ha bisogno, oppure usare il presepe (che dei senzatetto è la rappresentazione) come strumento di lotta contro le famiglie che oggi si trovano nelle stesse condizioni. Questo senza contare l’enorme spreco di energia elettrica che avviene in questo periodo nonché la sconsiderata gara a chi spende più soldi in oggetti inutili che sono già, di fatto, in palese contrasto con lo spirito che quella vicenda vorrebbe trasmettere. Se festeggiare la nascita di un rifugiato, povero e senza casa significa discriminare i suoi simili, allora io sono felicemente ateo. Se celebrare questo giorno significa multare i poveri e perfino chi li vorrebbe aiutare, in nome del “pubblico decoro” che si deve a chi spende soldi per chi i soldi già ce li ha, allora io sono felicemente ateo.
Ma se anche tutto questo dovesse finire, e la gente iniziasse per Natale – e solo per Natale – a spendere i propri soldi per i poveri e i bisognosi, io sarei felicemente ateo lo stesso.

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