Lgbt , ovvero: Leghismo, Genitori, Bambini e Tristezza


Difficile stabilire quanti siano gli italiani Lgbt, gli ultimi dati ufficiali ISTAT risalgono al 2012 e ci dicono che in quella data nel nostro paese vivevano un milione di persone che si dichiaravano Lgbt, ma è anche vero che negli ultimi anni si è svolta in tutto il mondo la più importante battaglia per il matrimonio egualitario che ha portato a moltissimi coming out. Negli Stati Uniti, per esempio, gli Lgbt dichiarati dal 2012 sono cresciuti moltissimo e attualmente si stimano oltre il 4%. Ponendo che qui sia accaduta più o meno la stessa cosa, possiamo affermare che oggi in Italia siano più che raddoppiati, superando i due milioni.




La più importante indagine sul mondo gay, “Modi di”, invece è datata 2006 e i dati parlano di un 17,2% dei gay e un 20,2% di lesbiche con più di 40 anni che avrebbero almeno un figlio. Se un Lgbt adulto su cinque ha dunque un figlio, e parliamo di milioni di persone, capirete che i bambini delle coppie omosessuali sono ormai centinaia di migliaia. In questo quadro una delle preoccupazioni primarie del vero Presidente del Consiglio, Matteo Salvini, è stata quella di ordinare agli uffici del Viminale di modificare la modulistica della carta d’identità per i figli minorenni ripristinando la vecchia dicitura “Padre” e “Madre” al posto dell’attuale genitore 1 e 2. Il garante della privacy, tuttavia, gli è andato in culo portando 6 e ha respinto la richiesta scrivendo: la modifica introduce profili di criticità nei casi in cui la richiesta sia presentata da figure che esercitano la responsabilità genitoriale  ma che non siano esattamente riconducibili alla specificazione terminologica “padre” o “madre”. Ma va? Non occorreva essere dei geni per capire che non tutti i bambini hanno una madre e un padre nel senso stretto del termine: c’è chi ha solo un genitore, chi ne ha due, qualcuno potrebbe averne quattro, e soprattutto c’è chi li ha di sesso opposto e chi dello stesso. La figura del genitore (in un documento) è giuridica, non ha a che fare con la genetica. Poi il bambino, a casa propria, può chiamare mamma chi gli pare: la genitrice naturale, quella adottiva, tutte e due o nessuna delle due, conseguentemente al tipo di famiglia in cui vive. La tristezza che ho evocato nel titolo è dunque quella che si prova di fronte all’ennesima misura reazionaria (o al tentativo di introdurla) di un governo che ogni giorno di più rivela il suo reale volto fascista, e per questo basti pensare al DDL Pillon che di fatto favorisce la sommersione della violenza domestica, costringendo le donne a trattare con il proprio aggressore attraverso il ricatto dell’affidamento. Perché tutte le categorie in posizione di debolezza diano così tanto fastidio a chi ci sta governando (donne, omosessuali ma anche atei o poveri) non è dato saperlo, quello che invece so di per certo è che insieme siamo molti più di loro, spero che un giorno lo capiscano ma soprattutto che ce ne renderemo conto noi.

Ettore Ferrini

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