La società delle faccine


La società delle faccine
di Ettore Ferrini

Secondo l’ISTAT un italiano su cinque nell’ultimo anno non ha aperto un libro, non è andato a teatro, non ha visitato un museo, una mostra d’arte, un sito archeologico e non è neanche andato a un concerto o al cinema.




Ci si potrebbe addentrare poi in dati più specifici sulle regioni, sull’età, sul genere ma ciò non cambia che la media è quella lì, circa il 20%, e anno dopo anno addirittura aumenta. Ci sono attività culturali, come per esempio il teatro, che l’anno scorso è stato disertato dall’80% degli italiani, e la stessa cifra vale per i concerti (per quelli di musica classica la percentuale sale al 90%). Con il massimo rispetto per le scelte di chiunque, si può andare a vedere il Macbeth di Shakespeare ma anche Ale e Franz, trovo davvero drammatico che nulla, assolutamente NULLA, riesca a smuovere l’interesse di 50 milioni di miei connazionali. Non è mia intenzione fare un ragionamento elitario, io sono il primo degli ignoranti, ma se ci ritroviamo al potere personaggi incapaci di coniugare un congiuntivo o demagoghi da Bar Sport è perché questo è l’humus culturale dal quale nascono e nel quale si formano i nostri politici. Non sono alieni, esseri avulsi dal deserto culturale di cui sopra, vengono anche loro da lì, e non potrebbe essere altrimenti.
La realtà che ci circonda, e dovremmo prenderne atto seriamente, è che la maggioranza degli italiani è analfabeta funzionale (senza contare che sopravvive ancora uno sconcertante 5% di analfabetismo strumentale) e non è quindi in condizione di analizzare, elaborare e dunque comprendere a pieno se ciò che gli viene detto è plausibile oppure no. Facebook è una finestra allarmante su questo tipo di fenomeno, con la condivisione virale di fake news o con gli attacchi di massa verso il personaggio di turno basati su reazioni di pancia, privi di qualsiasi pensiero critico.
Se avremo dunque cinque anni (e pare così) di razzismo, omofobia, misure populiste e politiche reazionarie, sarà né più né meno ciò che ci meritiamo, perché questo non è un errore, non è sfortuna, la società della ragione è morta ed è stata sostituita da quella dell’emozione, quella in cui tutti, attraverso una faccina, sanno dire se sono tristi o felici, ma nessuno è più in grado di spiegare perché.

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