E il PD?


di Ettore Ferrini

Innanzitutto bisogna dare atto a Matteo Renzi di essere stato di parola quando parlava di rottamazione perché in effetti nell’arco di soli quattro anni è riuscito davvero a rottamare un intero partito riducendolo ad un cumulo di macerie fumanti. Da questo disastro epocale, che di riflesso ha investito tutta l’area socialdemocratica e da questa ecatombe elettorale senza precedenti, adesso però emerge una nuova speranza: Calenda.




Braccio destro di Montezemolo alla Ferrari, esperto di quotazioni in borsa, fondatore di Sky in Italia e direttore degli affari internazionali di Confindustria, insomma l’uomo giusto per un nuovo soggetto a sinistra che – udite, udite – si chiamerà Fronte Repubblicano. Terminologia da guerra civile, per seguire il trend del momento. A ben vedere in Italia un fronte repubblicano ce l’abbiamo già avuto, fu quello che sconfisse il fronte monarchico nel ’46 e che diede vita, per l’appunto, alla costituzione “repubblicana”, quella che il partito di Calenda con un combinato disposto ha tentato di far saltare in aria. Nondimeno Calenda dice che ora c’è un pericolo mortale per la democrazia, il che potrebbe pure essere vero, anche se detto da lui che ha governato con una maggioranza formatasi in virtù di un premio illegittimo fa un po’ ridere. E dove lo vogliamo pubblicare il manifesto del Fronte Repubblicano? Ma su Il Foglio naturalmente, uno dei quotidiani più reazionari del panorama nazionale. Mi chiedo quando questi personaggi nati morti, in seno a partiti morti, si renderanno conto che non c’è rimasto più nessuno ad ascoltarli salvo quattro invasati accecati dal tifo calcistico contro gli avversari (che, sia ben chiaro, sono impresentabili quanto e più di loro). È dunque questo il futuro del PD? Una specie di Monti in ritardo, destinato a dissolversi come una scorreggia contro la potenza di fuoco della vera destra, quella che almeno ha l’accortezza di non prendere in giro la gente e mostrarsi per ciò che è? Pare di sì. Perché non basta perdere, bisogna straperdere. Dall’altra parte del ring Nicola Zingaretti, sostenuto nientepopòdimenoché da Orlando ma anche da Gentiloni, Minniti e Veltroni. Insomma c’è aria di grande rinnovamento, per essere il 2008. E Renzi in tutto questo da che parte sta? E qui arriva il vero colpo di scena: secondo Maria Teresa Meli (Corriere della Sera) non sarebbe interessato alle sorti del Pd ma starebbe pensando a qualcosa di completamente diverso. Tramite il suo amico Lucio Presta, manager di divi televisivi, potrebbe condurre un programma televisivo dedicato alle bellezze italiane che andrà su Netflix.  E niente, un po’ mi dispiace.

Per il fallimento di Netflix, intendo.

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