Siamo dentro un film


Di Ettore Ferrini

Lo schermo del cinema fa apparire enormi delle persone ordinarie, un po’ come la politica, e come in parlamento molte di quelle persone fingono emozioni, si odiano, a volte si picchiano, ma una volta recitata la parte che il pubblico s’attende, passano a riscuotere. Una parte fondamentale del cinema è il montaggio; non serve riprendere un’intera sequenza, basterà mostrare un ragazzo con un estintore in mano, magari ripreso da dietro in modo che appaia più vicino alla camionetta, per raccontare tutta la pericolosità d’una manifestazione. Poi si stacca su una bella parata militare, istituzioni presenti, e lo spettatore capisce che ammazzare lui e massacrare tutti gli altri era indispensabile per salvare l’umanità ma soprattutto la vernice della camionetta. È la magia del cinema.

In ogni film che si rispetti c’è sempre qualcuno a cui tocca la parte del cattivo: di solito è nero, altrimenti è russo oppure orientale, di fisso usa armi americane, che però alla fine dello scontro risultano regolarmente inferiori a quelle dei buoni, e a uno gli verrebbe pure il sospetto che gliel’abbiano vendute apposta ma del resto il cinema richiede una certa sospensione dell’incredulità.

Tipo quei film dove il solito gruppo di ragazzi va in campeggio e muoiono tutti attaccati da api assassine o da serpenti, ma possibile che non si portino mai dietro un antistaminico o un siero antivipera? Come se una mamma mandasse all’asilo un figliolo senza avergli fatto prima i vaccini. Insomma, roba che succede solo al cinema.




Altro aspetto importante nella realizzazione di un film è la composizione dell’inquadratura: se per esempio intorno hai la Casellati o Giovanardi, ti basta riprenderli da lontano in modo che non si riconoscano e poi stringere con un bel primo piano su Fico. Sono trucchi che funzionano sempre, in primis perché allo spettatore tanti particolari sfuggono e anche perché lui è lì per sognare, in fondo vuole essere ingannato. Ne è riprova il fatto che alcuni caratteristi vengono usati per un sacco di scene differenti ma facciamo fatica a rendercene conto; ci avevate fatto caso, per esempio, che Alfano era ministro della giustizia con Berlusconi, segretario del PDL quando c’era da sostenere Monti, vicepresidente del consiglio con Letta, ministro dell’interno con Renzi e poi pure agli esteri con Gentiloni? In sostanza sono dieci anni che gli danno ruoli secondari però intanto lui i film se li è fatti tutti. Altra cosa da non trascurare assolutamente è la fotografia: per questo hanno fatto una legge che consente di sparare ai ladri solo di notte, perché i delinquenti vanno sempre ripresi col buio: appaiono più minacciosi, proiettano le ombre allungate sui muri, un po’ come gli Stati Uniti su di noi.

Infine, particolare determinante per il successo di un film è realizzare un buon trailer, che poi è la campagna elettorale: un insieme veloce e confuso delle scene più belle e di frasi a effetto per invogliare la gente. L’importante, mi raccomando, è che non ci si capisca un cazzo; li devi solo incuriosire, mica gli devi spiegare tutto. Infatti poi la gente esce dal cinema, o da una legislatura, e dice: “M’aspettavo di più, le cose meglio l’avevano messe tutte nella pubblicità.” però intanto hai riempito le sale – o le urne – e hai cinque anni di tempo per lavorare al sequel.

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