L’economia spiegata ai taddei


di Gabriele Moretti

Quanti di voi, ogni giorno, di fronte al giornalista di turno che blatera di Spread assettecento in aumento di sei punti rispetto allo stesso mese dell’anno tapioco blasto col Mibtel, si sentono puntualmente confusi, per non dire presi per il culo? Eh? Su, non fate i timidi e alzate quella manina. Ebbene, cari lettori, non c’è nulla di cui vergognarsi: l’Economia è una faccenda da Q.I. > 20, mica roba per Voi (con risp. parl. e ci stat. largh.). Ma non dovete preoccuparVi, potete tranquillamente continuare a giocare coi lupini e le trottoline mentre cercherò di spiegarVi con parole semplici il perché tutto d’un tratto siano diventati questi gli argomenti all’ordine del giorno in ogni telegiornale, in luogo delle majale dell’Olgettina o del delitto di Peccioli Bassa.



Il fatto è che non gira tutto intorno al Moto GP o al Campionato di serie A come garberebbe a Voi, cari ciucciasedani: il mondo esegue un moto circolare costante attorno a un cardine denominato VAINI™. Sì, anche la Potta, ma principalmente i vaìni poiché coi primi arriva inesorabile come un maremoto su un villaggio di zeccoli anche la seconda. Ora, se un’azienda quotata in borsa può fruttare o incenerire un cascino d’apecar di amati eurini, immaginatevi uno Stato. Quotarsi in borsa ed emettere titoli di Stato, dopotutto, non è molto diverso: è tutta una questione di domanda e offerta, laddove l’offerta è “Ciao, sono l’Italia. Sono nella merda perché sono governata da imbecilli arraffoni inchiodati alle poltrone da 40 anni che hanno generato un debito pubblico che nemmeno l’Argentina sposata cor Mèssio che ner frattempo tromba la Grecia e pensa alla Spagna. Lo vòi un pezzettino del mio debito? Eh? Eh? Eh? Dai, ti ci regalo insieme una batteria di pentole e te li rendo quasi DOPPI” e la domanda è “Ma te ti bùi.” Vien facile capire che non è uno scherzo vendersi con questi presupposti, quando lì accanto c’è l’azienda Germania che viaggia pare un Frecciarossa. No, non è in ritardo di un’ora e venti. Sì, ok, ho fatto una metafora del cazzo. Ecco, la differenza fra quanto ci tocca aprirsi il culo a noi per vendere due titolini di merda e quanto poco sia dilatato l’ano dei tedeschi, si chiama Spread. E’ anche onomatopeico come termine, non serve un grande sforzo d’immaginazione. Meno si vende, più ci tocca promettere interessi alti a dieci anni (che prima o poi finiscono, sembra strano ma è così). Ora, alcuni di voi straccameriggi (pochi, in verità) avranno posato la Barbie Collàiz ultimo modello con kit farmaco trifasico e flebo fluorescente e, con aria dubbiosa, si staranno chiedendo: ma a noi, della Germania, perché ce ne dovrebbe importare più di una fantomatica sega? Ovvero: perché prendere a paragone uno Stato stabile, con tenore di vita umano e stipendî che non siano fermi al 1985, con aziende sane che non lavorano in Budiùlistan sfruttandone la bassa manodopera per gonfiare le tasche dei manager e mettere in cassa integrazione gli operai tedeschi? Beh, a questo non so rispondere. Mica posso sapere tutto io. Posso solo consolarvi dicendovi che hanno una lingua orrenda e l’unica canzone decente in tedesco risale al 1983. Ah già: indossano sandali obbrobriosi. Ed ecco spiegata la macro economia con termini semplici e financo spiritosi, ci voleva tanto?

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